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IN FORMA DI TEATRO Circus Kafka Show "Le emozioni forti, per uno spettatore, sono ormai merce rara, soprattutto per chi, come me, ha cominciato ad andare regolarmente a teatro alcuni secoli fa. Si è visto molto, si è meno pazienti, meno curiosi, più cinici. Per farla breve si diventa più vecchi. Però poi capita di andare una sera in un posto che si chiama Strike, o SPA, o non si sa bene. Un posto, che, infatti, non è un teatro propriamente detto ma un centro sociale, pieno di giovani, di entusiasmo. Di casino? Si, forse ma a voi importa? A me proprio No. Già si comincia bene. Con un luogo insolito, un¹atmosfera elettrica. Forse non si è buttata l¹ennesima serata alla Ricerca delle Emozioni Perdute. E poi lo spettacolo. La magia, che ti prende alla gola fin dalle prime note della musica. la scena scarna eppure ³assoluta², che si anima di vita propria e respira con gli attori. Attori? No, scusate, è riduttivo. Interpreti. Ottimi, maturi, sensibili, preziosi interpreti, in cui corpo, voce, danza e canto si fondono in una trasfigurazione totale che da vita a creature umane e animali, sesso, amore, morte, divertimento. Perfino la loro pelle si illumina di una luce diversa, quella, interiore, dell¹interpretazione. Nel retropalco, solo a spettacolo finito, ritorneranno se stessi. Come sempre dovrebbe accadere. Come così di rado accade. Guidati dalla loro abituale regista Roberta Nicolai (anche qui, come sempre mirabile attrice), Michele Baronio, Laura Riccioli e Enea Tomei, in uno spettacolo breve e serrato, oserei dire ³indispensabile², fanno rivivere, sulla base di alcuni testi di Kafka, un intero mondo, che dal palcoscenico scivola dentro di noi. Per restarvi a lungo. Ho pensato al ³Woyzeck²di Carlo Cecchi (or sono trent¹anni). ho pensato a ³Ubu re² di Peter Brook (or sono pochi di meno). Ancora me li ricordo quasi scena per scena. Se ne campo altri trenta mi ricorderò anche questo CIRCUS KAFKA." GIOVANNI LOMBARDO RADICE Regista, sceneggiatore, attore "Quando Roberta mi ha chiesto di scrivere qualcosa di ³sospeso tra una recensione e le mie sensazioni dopo Circus Kafka², ho messo a fuoco un¹immagine: lo Strike come luogo virtuale, con colori un po¹ artificiali, con suoni metallici un po¹ stridenti, con fessure illuminate dalle quali si intravede, a volte, la materialità di alcuni risultati, il convergere delle idee, delle ricchezze individuali, delle attitudini, delle competenze senza nome, la vita di un Spazio ubicato a Roma, ma pur sempre ³una casa, un laboratorio, MOLTI mondi², come compariva a caratteri cubitali sul manifesto del primo anno di occupazione della Scola di via dei SabelliŠ, antenata naturale, incubatrice di progetti e desideri. Un ex scimmia che ha imparato ad essere uomo è il personaggio che più mi è diventato familiare, perché epidermicamente più simile e perché più pungente più consapevole in fondo. Personaggio kafkiano che fa rima con umano, che maneggia la solitudine, il senso di colpa, la problematicità delle relazioni, dell¹insicurezza, del vuoto, con ironia, leggerezza, dolore. Più variegato come personaggio, in grado di incontrare gli altri come fossero in fondo creature più semplici, espressioni più definite. Un cane che conserva i tratti malinconici della sua condizione dell¹incontro con l¹uomo, una sorta di bonaria rassegnazione alla non-libertà, che fa apparire la costrizione meno soffocante. Uno sciacallo che sembra lacerato più che da qualsiasi cosa, dalla spietatezza delle sue pulsioni e delle sue espressioni. Prigioniera della sua incapacità di affrontare il mondo e le relazioni in altro modo. Una talpa che non vede perché è buio e ha degli occhi che non gli consentono una visione dai contorni netti della realtà e che forse proprio grazie a questo, rimane osservatrice dubbiosa, curiosaŠ Ma tutti in gabbia, bravi a recitare e a mostrare il desiderio di libertà, la ricerca di salvezza in extremis, ma come se parte del personaggio includesse la necessità di esprimere simultaneamente l¹incontro della volontà e l¹essere destinati al fallimento. Impotenza in cattività. Eppure un risultato, lo hanno ottenutoŠ. Ogni singolo brivido che il pubblico ha provato è ³polvere di libertಊ Eppure un risultato lo hanno ottenuto in un pubblico-non pubblico, in un luogo-non luogo che per sua stessa natura è alla ricerca di risposte, di spazi di libertà, di relazione, di incontro." GIULIANA VISCO (Striker) |
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